Multinazionali responsabili ad Haiti?

Non posso sottrarmi al dibattito sull’iniziativa per multinazionali responsabili e visto che putroppo non potrò votare (ad Haiti non ci sono servizi postali e andare all’ambasciata significa mettersi a rischio perché si trova nella sempre caldissima capitale; quando verrà introdotto sto benedetto voto elettronico?!) desidero dare il mio punto di vista, prendendo ovviamente l’esempio di Haiti.

Periferia di Miragoane, sulla strada che porta a Paillant. L’area in cui veniva lavorata e caricata la bauxite diretta in Texas oggi è una zona dismessa usata in parte come discarica a cielo aperto.

Nella zona in cui viviamo, dal 1957 al 1982, una società americana (Reynold metal company) è stata attiva nell’estrazione della bauxite. Oggi si vedono solo le tracce: grandi scavi, enormi macchinari arrugginiti, un porto dismesso, strade sovradimensionate che permettevano il passaggio dei camion. Nello stesso periodo è stata attiva anche una miniera di rame gestita da una società canadese, ma delle ricchezze estratte non si vede neanche l’ombra…

Lungo la strada che ci porta a Musotte per il mercato settimanale. Una delle tante ferite nel paesaggio lasciate dallo sfruttamento minerario visibili ancor oggi. Al momento di firmare il contratto la società mineraria non aveva nessuna clausola ambientale!

A quanto pare, nel sottosuolo del paese sono pure presenti discrete quantità di oro, argento e petrolio. Ovviamente queste risorse fanno gola al governo, che però non dispone dei mezzi e delle capacità per sfruttarle.

I permessi minerari concessi dal Bureau des mines et de l’energie si concentrano nella parte nord di Haiti, la cosiddetta fascia di mineralizzazione di oro, argento e rame.

Il Bureau des mines et de l’energie ha perciò concesso permessi (che coprono il 10% del territorio nazionale) a ditte estere senza divulgare informazioni sulle modalità e senza la possibilità di un dibattito pubblico.

Per 150’000 persone, senza essere consultate, questo potrebbe significare lo sfratto, la perdita delle proprie terre e dei mezzi di sussistenza. Le associazioni degli agricoltori si sono mobilitate per denunciare la mancanza di trasparenza della politica delle concessioni, pensata per attirare e rassicurare investitori stranieri, delineando una totale liberalizzazione del settore tutto a vantaggio delle società minerarie.

In questo striscione del collettivo di giustizia per le miniere si legge “Lo sfruttamento minerario è un veleno per l’agricoltura, la terra e il lavoro nel paese. Sì alla vita, no allo sfruttamento minerario!”

L’ultima proposta di legge mineraria di Haiti assomiglia a quanto è stato fatto in alcuni paesi africani per la protezione degli interessi commerciali nazionali e dell’ambiente, così come quello che concerne le questioni di impunibilità. Lo sviluppo locale, è lasciato nelle mani delle compagnie minerarie e lo Stato perde ogni ruolo e responsabilità.

Per il momento, a causa della paralisi politica di cui soffre il paese, tutto è fermo, ma noi stessi abbiamo parlato con l’ex sindaco del comune in cui viviamo il quale diceva che appena possibile le attività di estrazione della bauxite riprenderanno. Era già pronto il primo trasporto di macchinari dalla Cina (!), ma poi è arrivato il coronavirus…

Nella località che ha preso il nome dalla società mineraria “Reynolds”, si trova ancora un silos di lavorazione abbandonato. Attorno è una discarica in cui si bruciano i rifiuti a cielo aperto. A poca distanza, la preziosa foresta di mangrovie che protegge la costa dall’erosione.

In paesi come Haiti, in cui la presenza dello stato è o pressoché nulla o rivolta in maniera palesemente sbilanciata a interessi commerciali a favore di pochi, piuttosto che al bene comune del proprio popolo, le multinazionali hanno la strada libera e mi sembra molto ingenuo pensare che si autoinpongano delle regole più restrittive di quelle locali. Ciò causerebbe minori profitti, quando è evidente che sono proprio i profitti a muovere queste società…

Anche se, come dicono i contrari all’iniziativa, dovessero esserci ripercussioni negative sulla nostra economia, personalmente penso che la dignità, i diritti delle persone e il rispetto dell’ambiente, anche se dall’altra parte del mondo, abbiano la precedenza, sugli interessi economici di chicchessia.

A ognuno l’arduo compito di decidere…

3 pensieri su “Multinazionali responsabili ad Haiti?

  1. Ivan Pasini

    Ben detto Seba! Grazie per le preziose e sempre interessantissime notizie dai Caraibi. Alcune le ho sfruttate (non me ne vorrai) per esporle ad alcune classi e discuterne. Molto interessante sentire i loro punti di vista e in generale lo sdegno che questi racconti suscitano sempre negli allievi. Speriamo in bene per il futuro! 🙂 Felice settimana e buon lavoro!Ivan

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    1. Ciao Paso! Vivere la scuola qui, mi fa riflettere molto anche sulla scuola in Ticino che a volte penso con nostalgia 😉 Sono super contento se trovi in quello che scrivo degli spunti da utilizzare in classe per far riflettere gli allievi! Aprire gli orizzonti ad un’altra realtà non può che fare bene… Se la tua classe o un’altra ha delle domande specifiche sulla scuola di Haiti, basta che mi scrivi e sarò felice di risponderti. Sono anche disposto a fare da tramite per uno scambio epistolare tra due classi se c’é l’interesse, per entrambe le classi coinvolte sarebbe un bello scambio culturale e un ottimo allenamento di francese! Un caro saluto, Seba

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  2. Chiara

    Io ho già votato, e la lettura del tuo articolo non ha che confermato il mio voto! Grazie Seba, e anche a Marialaura per il blog sempre interessante … non me ne perdo una 😉 un abbraccio

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