L’uniforme che ti spenna

Oggi ufficialmente inizia l’anno scolastico 2020/21, che normalmente avrebbe dovuto cominciare come in Ticino il primo settembre.

Si capisce facilmente che le scuole sono nuovamente in funzione dal fatto che si vedono ragazzi e ragazze in colorate uniformi. Specialmente negli orari di apertura e chiusura, si riversano in strada gruppi di allievi provenienti da varie scuole, ognuna con colori propri. Pantaloni e camicia per i ragazzi, gonna per le ragazze. Tutti devono portare scarpe di pelle, in più le ragazze portano spesso anche fiocchi ai capelli in tinta. È un bello spettacolo a metà strada tra il carnevale e una parata militare. Per gli allievi è motivo di orgoglio portare l’uniforme scolastica e di conseguenza mostrare il loro status symbol. Non ci sono differenze sociali apparenti perché tutti sono uguali. 

Fin qui tutto bene e verrebbe da dire che l’uniforme è una gran bella cosa, purtroppo in realtà costituisce anche un grosso problema. Per molte famiglie infatti, oltre alla già salata tassa scolastica, dover pagare l’uniforme (si compra la stoffa e poi si va dal sarto) è un vero salasso. Non poche persone che abbiamo conosciuto ci hanno detto di essere cadute in miseria per poter acquistare l’uniforme ai figli. L’alternativa è rinunciare alla scuola …

Alcuni ragazzi che sosteniamo hanno proprio usato i soldi che ci hanno chiesto per comprarsi la divisa che tra l’altro deve sempre essere ben lavata e stirata, causando ulteriore lavoro alle mamme che di solito se ne occupano.

A complicare ulteriormente la situazione, all’ultimo anno di liceo, per distinguersi, gli allievi devono farsi una nuova uniforme con colori che cambiano ogni anno! Odette, a cui abbiamo dato dei soldi per permettere alla figlia più piccola di andare all’asilo è tornata mogia mogia a chiederci altri soldi perché all’asilo le hanno detto che dovrebbe avere almeno tre o quattro divise (si sa, i bambini piccoli sporcano i vestiti in fretta)! Vista la sua difficile situazione, il direttore ha però fatto un’eccezione per lei: deve avere almeno due divise, altrimenti non può frequentare. Inoltre non c’é l’abitudine di riutilizzare vecchie divise, al massimo all’interno della stessa famiglia. 

Viene da chiedersi come mai non venga eliminata l’uniforme, che certamente non contribuisce al miglioramento dell’apprendimento, ma sicuramente rende le famiglie ancora più povere! Il fatto è che l’apparenza anche ad Haiti gioca un ruolo molto importante nella società, tant’è che gli allievi non rinunciano all’uniforme neanche quando diventa il bersaglio per attacchi mirati alle persone in caso di disordini. Solo le scarpe, per non essere consumate, a volte sono portate a mano e indossate solo prima di entrare nella scuola.

Immagino come sarebbbe più importante usare i soldi al posto che per la divisa per libri e materiale scolastico, ma purtroppo cambiare una tradizione, seppur illogica, è molto difficile e mette in luce una povertà di pensiero che più di quella materiale frena al miglioramento delle condizioni di vita della gente.

3 pensieri su “L’uniforme che ti spenna

  1. Maurizio

    “Le nostre strade erano di terra, cosparse di ghiaia nero-azzurra fino a quando vi restava. Camminavamo sulle croste gelate del mattino, o nel fango del pomeriggio, d’inverno; nella polvere, durante la belle stagione. Tesserete è stato il primo ad avere l’asfalto, solo nel centro e nemmeno dappertutto. Il sabato sera, per ballare o andare al cinema, si cambiava le scarpe poco prima del paese.” (Franco Ferrari, Di vita e di Pieve, Fontana Edizioni, 2004). Sembra storia di un millennio fa, e invece sono 60-70 anni fa in Capriasca. Anche qui si tenevano da conto le scarpe della festa…

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    1. Ciao Maurizio, ci scommettevo che l’avresti detto! In effetti anch’io avevo già sentito questa storia, ora l’ho vita con i miei occhi… È strano qua si vedono cose del nostro passato mescolate con altre moderne e spesso molto più problematiche. Sempre più spesso penso che il modo migliore per aiutare i paesi impoverti sarebbe semplicemente lasciargli percorrere le vie della storia, in santa pace, senza inquinarli e corromperli con i falsi bisogni creati dalla moderna economia. Molti problemi infatti derivano da quest’ultima e non dal cosidetto « sottosviluppo ». In fin dei conti gli indios dell’amazzonia, fino a che non vengono disturbati dai tagliatori di legname, vivono felici in equilibrio con la natura…

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  2. Mauro

    Ciao ragazzi…. beh, la divisa L avevo anche io fino alla 5. Elementare… nel senso che le ragazze avevano il grembiule nero. Ma non credo di sbagliarmi dicendo che noi maschi L avevamo fino alla quarta. Le differenze di “classe” c’erano già, eccome se c’erano… il tema divisa, ormai lo abbiamo visto in tutti i continenti. Le motivazioni possono essere molte. Anche tutte condivisibili. Ma sappiamo bene che il buon senso, di solito, non si trova sugli scaffali dei negozi! E così Seba può toccare con mano le contraddizioni dei Paesi poveri… senza farne per forza una loro colpa. Noi non stiamo messi meglio, anzi! Buon anno scolastico! Cari saluti Gepa

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