Urgenze

Sabato pensavamo di passare una giornata tranquilla dopo le fatiche dei giorni precedenti e siamo scesi a Miragoâne per fare una rapida spesa. Passando dal Village Misericorde, dove portiamo un sacco di cemento a un signore che costruisce fornelli per cucinare, incontriamo Chelo, il nostro giovane amico. Ci dice che il signor Lipresan sta male e vorrebbe che fosse visitato. Lo troviamo sdraiato sul pavimento nella sua modesta casetta che rantola dal dolore. Dopo pochi minuti la diagnosi è chiara e Mery cerca di intervenire direttamente per evitare di dover andare all’ospedale. Purtroppo non funziona e dobbiamo trasportarlo al Sainte Therese.

Il pronto soccordo dell’ospedale di Miragoâne

Per fortuna non è lontano, ma bisogna attraversare l’intasatissimo centro e infine salire per una ripidissima stradina, unico accesso all’infrastruttura! Al pronto soccorso gli chiedono l’età, ma Lipresan non si ricorda “Quando sono nato era in carica il presidente Estimé” risponde. Lascio Mery con lui e riporto velocemente Chelo a casa perché ha una lezione.

Mentre ritorno mi supera un pick-up sul quale vedo in piedi due donne con una flebo in mano e un lungo asse che sporge dietro. Quando è davanti a me, mi accorgo che sul pianale ci sono anche due signori sdraiati mezzi avvolti nelle bende, con le gambe steccate all’unico asse: una rivisitazione trash della crocifissione.

Non ho potuto scattare una foto della scena, ma per dare un’idea di come la gente usa i pick-up questa foto che ho trovato in internet non è male…

Ritornato all’ospedale mi siedo sul muretto all’entrata ammirando il via vai di persone. Sembra di essere in uno squallido motel. Molti hanno un trolley, un secchio e un bidone d’acqua perché all’ospedale devi portarti tutto. Poi ci sono quelli che escono di corsa per andare a comperare un medicamento o del materiale medico necessario per curare i propri cari datoche non si trova alla sguarnita farmacia dell’ospedale. C’è poi chi attende all’esterno in attesa di cure e discute animatamente dell’incidente appena avuto in moto. Nessuno porta la mascherina. Un signore mezzo nudo è accasciato tra i cespugli vicino all’entrata, ha una ferita alla testa e nessuno gli da attenzione. “È stato coinvolto anche lui nell’incidente, ma non ha soldi per farsi curare…” è la tremenda spiegazione. Mi viene in mente la parabola del buon samaritano, che papa Francesco spiega tanto bene nell’ultima enciclica e rivedo davanti a me tutti i personaggi del brano evangelico. Chi sono io? Forse per Lipresan sono il samaritano, ma per altri sono però anche il sacerdote o il levita, è la mia triste riflessione.

Intanto sento Mery al telefono che mi aggiorna sulla brutta situazione di Lipresan, anche all’ospedale non riescono a curarlo e lei continua a fare la spola tra il pronto soccorso e la farmacia. Non mi resta che pregare dal mio muretto per tutti i casi disperati che ho appena visto, nella speranza che il buon Dio guardi giù… Lipresan non vuole più farsi curare, ma soffre molto, e per fortuna Mery lo convince tra un Papa nou (Padre nostro) e un Mari se pou kontan (Ave Maria) ad un ultimo tentativo che fortunatamente gli darà un po’ di sollievo. Uscendo dal pronto soccorso Lipresan manda benedizioni a tutto l’ospedale, ma in realtà la situazione non è per niente risolta e nei prossimi giorni vedremo se si riuscirà a farlo vedere ad uno specialista… Intanto lo riportiamo traballante a casa e gli compriamo un pasto caldo dato che non mangia da due giorni. “Mi avete salvato la vita” continua a dire. In realtà per il momento è stato posticipato solo il peggio, noi siamo esausti, domani vedremo cosa fare…

Dopo l’intervento, spiegazioni sulle medicine da prendere
Per terminare un pasto non può non essere di sollievo…

Un pensiero su “Urgenze

  1. Maurizio

    Cosa aggiungere? Cosa dire? Forse ha senso solo pregare.

    Mi è venuta in mente una canzone di Georges Brassens, ispirata dal poema “Rosaire” di Francis Jammes (esiste anche la traduzione in dialetto milanese di Nanni Svampa).

    Par la vieille qui, trébuchant sous trop de poids,
    s’écrie : « Mon Dieu ! » Par le malheureux dont les bras
    ne purent s’appuyer sur une amour humaine
    comme la Croix du Fils sur Simon de Cyrène ;
    par le cheval tombé sous le chariot qu’il traîne :
    Je vous salue, Marie.

    Par les quatre horizons qui crucifient le Monde,
    par tous ceux dont la chair se déchire ou succombe,
    par ceux qui sont sans pieds, par ceux qui sont sans mains,
    par le malade que l’on opère et qui geint
    et par le juste mis au rang des assassins :
    Je vous salue, Marie.

    Par la mère apprenant que son fils est guéri,
    par l’oiseau rappelant l’oiseau tombé du nid,
    par l’herbe qui a soif et recueille l’ondée,
    par le baiser perdu par l’amour redonné,
    et par le mendiant retrouvant sa monnaie :
    Je vous salue, Marie.

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