Bisognosi a domicilio

Nei primi mesi della nostra missione, spesso siamo andati a visitare famiglie e persone povere direttamente nelle loro case. È stato importante connoscere i villaggi, vedere le abitazioni, il loro ambiente, le condizioni di vita, … Tuttavia in alcuni casi erano emersi problemi, specialmente legati alla gelosia causata dal fatto di aiutare solo alcune persone e non tutti come vorrebbero. Spiegare che rappresentiamo una piccola associazione e non abbiamo un budget milionario può essere d’aiuto, ma non sempre funziona. Per questo motivo e per l’aumento delle altre attività legate al progetto, abbiamo dovuto diminuire le visite, tuttavia i bisognosi hanno cominciato a venire direttamente a casa nostra.

A volte arrivano nei momenti meno opportuni, a volte chiedono aiuti che non possiamo dare, ma spesso si tratta di scambi preziosi che arricchiscono le nostre giornate. Ci sono gli habitués che ormai conosciamo bene e quelli che magari vengono una volta e poi non tornano più. In ogni caso spesso il bisogno principale è quello di trovare qualcuno che li ascolti, poi magari chiedono anche un piccolo aiuto materiale, spesso per situazioni di emergenza. Quando arrivano ci raccontano che è da giorni che non mangiano e noi siamo l’ultima speranza. Per tanti non è facile fare questo passo, ma lo fanno con dignità cercando in un modo o nell’altro di offrire in cambio quel poco che possiedono.

Nella scorsa settimana ad esempio è venuta a trovarci Yvonia, una ragazzina portatrice di un leggere handicap molto simpatica. Altre volte era venuta per chiederci acqua o un po’ di cibo. Vive con la zia e i suoi cugini, i genitori lavorano a Port-au-Prince. A scuola non l’accettano perché non riesce a parlare bene e soprattutto la zia non le paga la retta, ma la tiene a casa per sfruttarla come una servetta. Yvonia di solito ride sempre, ma questa volta piangeva perché ci racconta che a casa era stata maltrattata. Ci spezza il cuore sentire il suo racconto e vorremmo andare a parlare con la zia, ma desistiamo per il rischio che ciò peggiori la situazione. La teniamo con noi a pranzo e poi le insegnamo a scrivere il suo nome. È molto interessata a tutti i cartelloni didattici che abbiamo appesi in casa. Penso a tutti gli aiuti che avrebbe in Svizzera, qui invece è già bello che abbia un tetto… la frustrazione e il senso d’impotenza si fanno sentire.

Un’altra habituée è la signora Ilomene, viene spesso a venderci frutta e vedura che porta in un grande e pesante catino sulla testa. È talmente pesante che dobbiamo aiutarla a metterlo a terra e lei gronda di sudore. Le prendiamo sempre qualcosa anche perché ha prodotti veramente freschi e fa un gran lavoro: si alza prestissimo, va al grande mercato, compra i prodotti, li prepara e li lava e poi a piedi fa un gran giro con la speranza di coprire almeno le spese di acquisto. Per lei rimane poco o niente da mangiare e ci dice che da notti non dorme perché pensa a come pagare la tassa scolastica dei sui due figli. Per il momento non abbiamo detto niente, ma probabilmente la aiuteremo a pagarne una parte.

Una new entry è invece un’anziana signora, Estensiese, che sabato mattina di buon ora ha bussato alla porta portando una bella zucca del suo orto. « Se non fosse per l’aiuto che ci avete portato durante le visite, non ce l’avremmo fatta! » dice. Fa parte di quelle persone che avevamo visitato in primavera per dare un sostegno alla popolazione durante la crisi Covid. Non ha da mangiare eppure ci offre una bella zucca … questa è generosità. In cambio le diamo un bel kit di alimenti secchi e così finiamo le scorte. Non finisce di ringraziarci, ma non se ne va, segno che ha bisogno ancora qualcosa. Indaghiamo e in effetti ha un debito di 1000 gourdes (circa 15 franchi) che non riesce a estinguere e le causa molte preoccupazioni. Come non aiutarla?

Quando possiamo, in cambio di un aiuto, chiediamo un piccolo servizio. È stato il caso di Clifton, giovane studente, attualmente in vacanza, che ha bisogno qualche soldo per pagare la tassa scolastica e acquistare un telefono, anche qui diventato quasi obbligatorio anche per la scuola. Ci accordiamo per una serie di lavoretti che gli pagheremo in modo che potrà finanziare il suo telefono. Il primo è un lavaggio auto. La jeep dei missionari è veramente sporca a causa del fango onnipresente e di numerosi trasporti di sacchi di cemento che hanno trasformato l’interno in una specie di cripta polverosa. Cliffton lavora meticolosomanete e alla fine ci sembra di avere una nuova auto.

Questi sono solo alcuni esempi di bisognosi, ognuno con la propria storia, che con tanta dignità e riconoscenza vengono a bussare alla nostra porta e che oggi vogliamo ricordare nella Giornata Missionaria Mondiale. Anche così ogni giorno cerchiamo di dire il nostro « Eccomi, manda me! ».

2 pensieri su “Bisognosi a domicilio

  1. Maurizio

    La dignità dell’uomo che è anche la sua grandezza. Grazie per questa nuova testimonianza che scalda il cuore e riempie la giornata (ma che non lascia tranquilli… perché nel mondo ci sono così tante disparità tra paesi ricchi e paesi poveri?)

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  2. Sandro

    “Eccomi manda me” ci interpella ogni giorno e questa vostra testimonianza ce lo ricorda con maggiore intensità. A volte ci nascondiamo dietro la falsa credenza che queste situazioni qui da noi non capitano. L’altro giorno sono andato a trovare un’anziana signora che vive sola e non ha mai nessuno che va a trovarla e piange in continuazione. Prima che la lasciassi mi ha chiesto di abbracciarla. Signore aiutami ad aprire gli occhi, le orecchie, il cuore come dice una preghiera della Santa Madre Teresa di Calcutta (Donaci, Signore, un cuore nuovo!) per rispondere sempre “sì ci vado”.

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