Povera scuola, povera Haïti

Ormai lo avete capito, le suore di Miragoâne mi stanno simpatiche. Sono un po’ delle “casiniste”, ma lavorano veramente con i poveri, per i poveri e gestiscono una grande scuola che piano piano conosco sempre meglio e mi piace visitare.

Dato che dovevo far testare un esame che avevamo preparato per delle classi pilota, ho subito pensato alla scuole dalle suore che naturalmente hanno accettato. Così sono andato a trovare la classe di 6a (nostra prima media). Appena entrato tutte le allieve scattano in piedi e mi accolgono come se fossi un generale. In effetti il loro maestro, il signor Mulite, è uno che incute paura: baffetti, cappello da gangster e un occhio opaco. Mi siedo in un posto libero e ascolto con interesse la lezione. Sono felice per una volta di non sentire le solite cantilene di ripetizioni a memoria. Il maestro ha fatto portare una piantina ad ogni allieva perché il tema sono le radici. “Stupendo, finalmente vedo qualcosa di concreto” anche se si limita all’osservazione, ma almeno di un oggetto reale! La lezione di scienze sperimentali, come la chiamano qui, normalmente è un lungo elenco di concetti che il maestro sentenzia e gli allievi ripetono, spesso senza capirne assolutamente il senso. Mulite, mi sembra diverso, cerca di far ragionare la classe e fa diverse analogie (!!). Al termine scrive un chiaro riassunto alla lavagna e lascia spazio alle allieve che pongono delle belle domande. Sono entusiasta e prima di uscire mi complimento con tutti.

Ritorno a visitare la classe il giorno in cui fanno l’esercizio che ho preparato. In realtà sono due classi assieme in un aula più grande. Dopo la distribuzione dei fogli e poche spiegazioni si inizia. Io curioso tra i banchi le risposte che scrivono le allieve. “Che brava” penso “proprio quello che avevo pensato!”. Guardo un’altra allieva: “si vede che sono ben preparate”. Dopo un’ora le più veloci hanno già terminato. Intanto, con il maestro mentre sorvegliamo parliamo del più e del meno. Ad un tratto, senza che io glielo abbia chiesto, mi dice che lui è un maestro severo e usa il frustino. Non è che lo faccia con piacere, ma è l’unico modo, mi dice, mentre io non posso nascondere una certa contrarietà che mi legge in volto. “Sai,” continua “noi discendiamo dagli schiavi, siamo abituati alla frusta, e quando non c’è poi perdiamo la disciplina”. Sono sconcertato. Mi chiede come sono trattati gli insegnanti nel mio paese. “Sai, se avessi la possibilità io me ne andrei via subito, qui gli insegnanti non contano niente e non guadagno abbastanza neanche per mangiare”. Al termine decido di prendere metà degli esami in modo da correggerli io stesso, Mulite non finisce di ringraziarmi.

A casa, appena inizio a correggere le risposte mi accorgo che la gran parte hanno usato le stesse parole e nello stesso ordine di quelle che avevo scritto nel correzioni che avevo consegnato per i maestri … Cavolo, le hanno studiate a memoria! E dire che avrei voluto analizzare le risposte per vedere dove risiedono le maggiori difficoltà … Il resto della correzione è un’attività noiosissima di spunta, le risposte sono quasi tutte corrette, ma assolutamente non ragionate, copy – paste. Al termine scrivo un messaggio al maestro per chiedere spiegazioni e subito mi risponde confermandomi che aveva guardato prima le risposte con la classe … come studiare altrimenti?! Che ingenuo sono stato a pensare che bastasse porre qualche domanda di ragionamento per spingere allievi e docenti a non fare solo studio mnemonico!

Torno a scuola, il maestro è orgoglioso nello scoprire che nessuno ha ottenuto un punteggio insufficiente e anzi diverse allieve hanno fatto quasi tutto giusto, ma non si pone il problema del perché. “C’é solo una risposta che tutti hanno sbagliato ” dico ” le galline fanno le uova anche se non c’è il gallo, solo non sono fecondate!”. “Ah certo, i progressi della scienza!” mi risponde.

Suor Yanelis, la direttrice della scuola, qualche giorno dopo mi chiama perché vorrebbe che correggessi la bozza dell’esame finale di scienze che ha preparato. Arrivo a scuola durante la ricreazione. Ci sono allieve ovunque, le più piccole mi si avvicinano curiose a prendermi per mano. Devo parlare con la direttrice, ma in direzione regna il caos: genitori, allievi, docenti, … Aspetto e intanto guardo le signore che vendono cibo e articoli di cartoleria. Banane, hot dog, ghiacciolini dal colore chimico, caramelle, bibite, sacchetti di acqua, matite, gomme, quaderni, … Riprendono le lezioni e vedo un’allieva spaesata: “Non hai lezione?” le chiedo “Non ho il quaderno e il maestro mi ha detto di andare a prenderne uno, ma la mia famiglia non ha soldi”, risponde affranta. Le do 10 gourdes (0.15 CHF!) per comprarne subito uno e poter tornare a seguire lezione, è felicissima.

Finalmente la suora si libera e mi chiama. “Seba, leggi questo esame e dimmi se va bene”. Sono curioso di vedere che domande ha preparato fiducioso del fatto che questa volta le allieve non potranno studiare le risposte a memoria. Dopo poche righe mi accorgo che la simpatica suora ha preso l’esercizio che avevo preparato io, ha semplificato le domande e così ecco l’esame bello pronto… sicuramente lo faranno da Dio penso, ormai conoscono già le risposte a memoria… “Non è male …” le dico mentendo spudoratamente, ma cosa vuoi fare?! Sto per andare, ma arriva la stoccata finale: “Per favore scrivimi le risposte corrette, i maestri non le sanno”.

2 pensieri su “Povera scuola, povera Haïti

  1. Maurizio

    Ma se i maestri non sanno le risposte, dove hanno fatto la loro scuola? Non guadagnano quasi niente, ma qual è la formazione che è richiesta per insegnare? E i ragazzi? Una volta finita la scuola dell’obbligo (quanti anni dura), cosa fanno? C’è l’obbligatorietà scolastica? Come fanno a controllarla?

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    1. Caro Maurizio, anche se il DFA non ha una gran nomea, siamo avanti anni luce… qui esiste una formazione « universitaria » per diventare maestri, ma il livello è molto basso e inoltre molti non l’hanno fatta. La richiesta di maestri è altissima, ma l’offerta molto bassa, tanté che poi vengono impiegati insegnanti che non hanno neppure finito il liceo. La scuola dell’ »obbligo » dura 9 anni, ma non c’è nessun controllo che tutti i bambini la frequentino e in più, dato che dovrebbe essere gratuita, ma non lo è, in ogni caso se non puoi pagare non ti accettano. Finita la scuola poi non c’è praticamente nulla, niente tirocini, apprendistati o altri sistemi per guidare i giovani verso il mondo del lavoro… Tutte cose che il sistema svizzero garantisce e noi diamo per scontate.

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