Supplente improvvisato

Dato che qui ogni scuola parrocchiale fa po’ per conto proprio, ho proposto per il prossimo periodo di esami di preparare un esame unico di scienze per la classe sesta (nostra prima media). L’idea è piaciuta così che ci siamo messi subito al lavoro per definire le varie tappe della preparazione e suddividerci il lavoro.

Anche se abbiamo a disposizione il programma nazionale, per capire cosa viene fatto in classe, come prima tappa io e due collaboratori locali ci siamo spartiti alcune scuole da visitare. In particolare l’idea è di vedere cosa e come viene realmente proposto a scienze in sesta.

Ho provato a scrivere al direttore della scuola di Paillant per chiedergli quando la sesta aveva scienze e se potevo passare. Visto che non rispondeva, sono andato direttamente alla scuola che dista pochi minuti da dove abitiamo. Lui aveva lezione, per cui parlo con la segretaria, la mitica signora Papillon.

«Adesso» mi dice « solo che il professore non è arrivato». Vabbè penso, tornerò una volta che c’é, ma intanto lei mi allunga un gesso «fai tu». Colto di sorpresa mi ritrovo in un aula affollata di allievi di ogni età che mi guardano stupiti.

Ho esordito spiegando che mi interessava sapere cosa facciano a scienze perché stiamo preparando il prossimo esame per loro. Dopo il primo momento di silenzio, la bambina più piccola della classe mi dice « le piante ». « Bene, cos’è una pianta? » rispondo e da quel momento partiamo a fare una specie di mappa mentale che disegno sul muro (chiamarla lavagna sarebbe esagerato).

Tra che il mio miscuglio di francese e creolo non è certo il massimo della chiarezza e pure l’improvvisazione non aiuta, pensavo che l’attenzione sarebbe calata rapidamente, invece 40 minuti volano e al posto degli allievi vedo delle spugne assetate di conoscenza.

Al termine, ho capito che l’ora era finita perchè tutte le altre classi erano fuori e diversi allievi si affacciavano a sbirciare il « professore bianco ». Chiedo agli allievi di mostrarmi il libro di testo che usano e in pochi minuti fotografo tutte le pagine.

Non mi sono mai pesate le supplenze, ma questa in particolare, mi è piaciuta davvero tanto…

PS: le misure anti-Covid, previste dal ministero dell’educazione, sono già state dimenticate, per cui niente mascherine, distanze minime, classi dimezzate, pulizia generale. C’é giusto un secchio d’acqua e un sapone nel cortile.

4 pensieri su “Supplente improvvisato

  1. Maurizio

    Qualcosa traspare già dal racconto, ma mi interessa sapere come sono gli allievi ad Haiti. Partecipano alle lezioni o sono spettatori passivi? Alzano la mano? Hanno timore dei docenti? Ci sono allievi che fanno casino in classe? Hanno il telefonino? Cosa giocano a ricreazione? Con che mezzo si recano a scuola? Di che materiale dispongono? Ci sono le lezioni di musica e di ginnastica? Insomma… quali sono le differenze con la nostra scuola che quest’anno è cominciata in modo particolare: tutti i ragazzi erano sorridenti e avevano una gran voglia di stare assieme ma anche di incontrare i docenti!

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    1. Caro Maurizio capisco la tuo curiosità e cerco di risponderti subito. In generale gli allievi qui sono come da noi: c’è chi è attento e partecipe, alza la mano, è rispettoso del docente, altri invece sono più svogliati e meno gentili, specialmente gli adolescenti tra i quali c’è chi ha il telefono, ma pochi hanno uno smartphone (neanche tutti i docenti!). Come da noi ci sono docenti più autoritati di cui gli allievi hanno grande rispetto, altri più laissez-faire che hanno qualche problema in più a tenere l’ordine. Io come per il momento godo dello statuto di « rarità » per cui con me sono curiosi e un po’ timorosi. Quello che cambia rispetto ai nostri allievi è che non ricevono praticamente nessun materiale , non hanno un’astuccio gonfio di penne, matite e gomme, nessun foglio,… i libri ufficiali sono sgualcite fotocopie di testi francesi ormai vetusti e pieni di errori. La differenza più importante però è data dal fatto che molti allievi e maestri arrivano a scuola senza aver mangiato per cui diventa molto difficile concentrarsi. I più fortunati hanno qualche gourd per comprare un pezzo di pane, un uovo o una caramella durante la ricreazione che la a chiacchierare a gruppetti.

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  2. Maurizio

    Beh, se uno arriva a scuola senza aver mangiato… credo che l’istruzione non sia la sua prima preoccupazione. Questa situazione non mi era ancora finora chiara. Quindi c’è gente attorno a voi che “fa la fame”?

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    1. Anche se ci sono vari gradi di “fare la fame”, la risposta alla tua domanda è comunque decisamente sì. Attualmente la situazione di povertà e fame è aumentata per cui se tutto va bene c’è un vero pasto al giorno, ma anche solo ogni due o tre. Varie volte alla settimana passano da noi persone a chiedere qualcosa da mangiare, per questo abbiamo una piccola scorta che teniamo da distribuire.

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