In vacanza ad Haïti

Dopo quasi 8 mesi consecutivi di lavoro, abbiamo deciso di concederci una settimana di vacanza per staccare e ricaricare le batterie in via di esaurimento…

Volevamo tornare al magnifico mare di Port Salut che ci avevano fatto conoscere le suore salesiane di Anse-à-Veau, per cui dopo aver ben ripulito la casa e dato le ultime raccomandazioni a Vivian e Evens, siamo partiti.

Port Salut è una località turistica. Lo si capisce subito non solo per la presenza di hotel e spiagge con le tettoie in foglie di palma, ma anche dal fatto che tutto è più ordinato e la gente quando ti vede non grida subito “blanc, blanc!”.

La strada per arrivarci è molto semplice, si attraversa il paese restando sempre sulla strada nazionale in un saliscendi che fa occhiolino alla costa. Il paesaggio cambia in continuazione e una volta passata la città di Les Cayes, capoluogo del dipartimento del sud, dopo l’ultimo “passo”, arriviamo a destinazione.

Sulla strada per Port Salut nei pressi di Les Cayes, dove il traffico è più intenso
Il paesaggio collinoso prima di arrivare al mare che si vede già in lontananza

Non abbiamo riservato niente, ma andiamo dritti al “Reposoir du Village” che ci aveva ispirato in occasione dell’uscita con le suore, anche se lo avevamo visto dall’esterno solo di sfuggita. La fortuna ci assiste, è aperto e ci sono stanze libere (praticamente tutte)!

La stanza è bella a pochi metri dalla riva. Il mare è incantevole, purtroppo la spiaggia no, dato che è stata erosa dal mare e ci sono rifiuti un po’ ovunque. Peccato, ma comunque basta camminare qualche minuto e si trovano spiagge pulite di sabbia fine.

L’erosione naturale da parte del mare con l’aiuto di Matthew e altre tempeste hanno scombussolato la costa: una strada che costeggiava le spiagge è crollata, così come gli edifici più vicini alla riva. Certi hotel non sono più accessibili o sono stati abbandonati. Alcuni abitanti del luogo hanno così trovato inaspettatamente un tetto gratis in riva al mare.

La strada che costeggia la spiaggia crollata a causa dell’erosione
Una casa sulla spiaggia si è “inchinata” verso il mare

In una spiaggia incontriamo un gruppo di bambini che non hanno scuola perché con le regole anti covid, sono in classe solo a giorni alterni. Sono felici di parlare con noi e ci “nuotano” attorno come un banco di pesciolini.

Poco lontano dalla costa ci sono i pescatori al lavoro, sulle loro barchette scavate da un unico tronco. Usano delle grandi reti, che però una volta tratte a riva contengono solo pochi piccoli pesci. L’acqua calda e poco profonda non è pescosa e ci chiediamo come facciano a vivere.

I colori del mare, nonostante la sporcizia sulla costa, sono incantevoli e continuano a cambiare a seconda della luce, dal turchese chiaro, al blu scuro creando sfumature degne dei migliori pittori. Se non siamo in acqua, ammiriamo questo spettacolo dalla riva, cercando un riparo dal sole cocente.

1000 sfumature di turchese

Incontriamo anche altri bianchi, in particolare un pastore canadese che ci da alcune dritte su dove mangiare e ci racconta della sua missione. Poi mentre siamo nell’unico baretto dove servono addirittura pizza e hamburger, conosciamo uno zurighese sposato con un’ haitiana che parla züridütch.

Tra i pochi turisti, ci sono anche dei local, i nuovi ricchi haitiani. Molti sembrano dei veri tamarri: vestiti di marca, cellulare sempre in mano, appariscenti occhiali a specchio e l’auto posteggiata vicino con la musica alta. Spero che se un giorno Haiti riuscirà ad uscire dalla povertà non diventino tutti così…

La cucina non è molto variata, ma si mangia ottimo pesce o gamberi alla griglia. Il contorno è quasi sempre banana fritta con un insalatina piccante di cavolo e carote. Qui troviamo i primi venditori ambulanti. Vendono prodotti di paglia intrecciata: cappelli, borse e sottopiatti.

Sgombriamo la mente leggendo, crogiolandoci nella calda acqua del mar dei Caraibi e ammirando i giochi di colori che la natura ci offre. Così sono trascorsi 5 bei giorni di vacanza in una Haïti diversa da quello che conoscevamo, ma sarebbe peccato conoscere questo paese solo per miseria e povertà …

Rientriamo riposati e ancor più motivati per continuare il nostro lavoro nell’educazione, specialmente in campo ambientale. Sarebbe davvero bello e importante che le nuove generazioni possano rendersi conto dell’importanza di questo tema e riescano a prendersi cura del loro stupendo paese!

Quale Haïti per il futuro: destra o sinistra?

2 pensieri su “In vacanza ad Haïti

  1. Ciao papà! Grazie per i tuoi fedeli commenti! Nel fisico le vacanze sono già dimenticate, ma nello spirito le acque azzurre sono ancora ben presenti! Questi posti sarebbero delle fantastiche mete di vacanza, ma purtroppo mancano infrastrutture, servizi, il “savoir faire” con i turisti, la pulizia, ecc. Gli haitiani apprezzano anche le loro ricchezze e ne sono fieri, ma purtroppo non sono ancora capaci di valorizzarle … Ma non però le abbiamo godute! Tanti saluti

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