Quali obiettivi per la scuola?

Già dalla Svizzera avevo cercato e letto diversi documenti del ministero dell’educazione di Haiti disponibili in rete. In pratica ho trovato delle lunghissime liste di obiettivi, sia per la formazione degli allievi che dei docenti. Cavolo, mi ero detto… ne fanno di cose!

Per offrire una formazione generale ho pensato di partire dal semplice ma efficace « triangolo pedagogico », in modo che di volta in volta avrei affrontato con i miei allievi-docenti una sua parte: allievo, insegnate, contenuto, relazione pedagogica, didattica, di apprendimento, spazio pedagogico e contesto.

Una docente spiega ai colleghi quello che ha capito sul triangolo pedagogico
Come dovrebbe essere, agire un insegnante? Quali obiettivi? Cosa dovrebbe sapere?

Durante la discussione sul programma con la controparte haitiana, avevo avuto non pochi problemi a far capire che il modello del triangolo pedagogico è universale e quindi si può applicare anche ad Haiti, mentre loro volevano che lo modificassi, manco fossi un pedagoga di fama internazionale!

Poi alla prima lezione mi sono accorto che una cosa su cui gli haitiani (e di conseguenza gli insengnanti) faticano parecchio è l’utilizzo di modelli e schemi ;-(

La versione di un docente del trinagolo pedagogico

Per cercare di attivare gli insegnanti e creare una continuità tra le lezioni, avevo previsto dei semplici esercizi di messa in pratica, che però non hanno quasi mai fatto ;-(

Avendo a disposizione un proiettore (non mi sembrava vero!) ho preparato per ogni lezione una presenzazione che consegnavo anche in forma stampata assieme a un quaderno per prendere degli appunti. Purtroppo anche la presa di appunti non funziona in automatico e anzi ho dovuto mostrare esempi e continuamente insistere sulla sua importanza ;-(

Prendere appunti?!

Sapendo che normalmente gli insegnanti non hanno a disposizione un proiettore ho mostrato che molte cose si possono comunque fare usando la lavagna, basta disegnare… ma dicono di non essere capaci ;-(

Non mi sono lasciato perdere d’animo e per cercare di coinvolgere attivamente gli insegnanti tante volte ho chiesto di esprimere la loro opinione, di prendere delle decisioni, di difendere le loro idee, di argomentare e dibattere…. mooolto difficile ;-(

Spesso ho proposto dei piccoli lavori in gruppo. Anche se l’idea di per se era un po’ rivoluzionaria nessuno si è mai opposto, solo che in diversi casi poi ognuno ha lavorato individualmente ;-(

Al termine delle lezioni ho cercato di mostrare diverse tecniche di sintesi, ma anche riassumere è una competenza molto poco sviluppata ;-(

Ho proposto un quiz in modo da toccare in modo giocoso i temi legati al contesto in cui opera la scuola. Anche in questo caso, sono emerse grosse difficoltà già sulle conoscenze di base sul mondo che ci circonda. Dove si trova il Sud America? Quanti abitanti ha Haiti? Tre date importanti della sua storia?…. bohh ;-(

Molto interessante è stata poi la lezione sull’utilizzo di diversi metodi didattici: lezione frontale, discussione, brainstorming, tutoring, situazione problema, ricerca,… per citare solo alcuni esempi. Per conoscere i principali metodi, ho proposto un workshop con una postazione su ogni metodo… apriti cielo! ;-(

Lavorare a postazioni… per molti non è fare scuola!

All’inizio e al termine della formazione è stato somministrato un formulario per rilvare eventuali cambiamenti nei confronti delle tematiche affrontate. Un punto sui cui nessuno ha cambiato minimamente il suo giudizio è l’importanza di ripetere a memoria e che si valuta solo se si da una nota ;-( Tra parentesi ho scoperto che per ogni materia ci sono 3 esami all’anno e per la promozione conta unicamente la nota dell’esame dell’ultimo trimestre!

Dopo questa carrellata di batoste per il mio concetto di insegnamento ideale, mi aspettavo un attacco di frustrazione acuta, però incredibilmento invece tutto ciò mi ha caricato ancor di più!

Facendo il confronto con la situazione della scuola in Ticino, mi rendo conto come tante volte ho dato per scontato obiettivi, metodi, saperi e competenze la cui mancanza qui ha evidenti effetti negativi sull’apprendimento.

Per concludere quindi consiglio a tutti i docenti che hanno avuto la pazienza di leggere fino in fondo questo mio sproloquio di andare a rivedere le parole scritte in italico e se possibile di tenerle in forte considerazione nella programmazione per il prossimo anno scolastico … quando tornerò di certo io lo faro!

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