Sfiorati da Isaias

La stagione degli uragani è iniziata ufficialmente il 1. giugno, ma fino a pochi giorni fa non ci eravamo accorti di nulla anche se, stando alle statistiche, è già un anno record in quanto nell’Atlantico si sono già formate ben 9 tempeste tropicali e se ne prevedono una ventina.

Il nostro vicino, nonché custode del municipio, il signor François, ci ha subito messo in allarme dicendoci che dovevamo fare delle scorte di cibo, ma poi abbiamo capito che in realtà voleva essere sicuro che avessimo qualcosa da dare ad un bambino con il naso che cola e i vestiti sporchi che viene ogni settimana a chiederci di dargli qualcosa… suo figlio!

Per tornare agli uragani, abbiamo scoperto che i nomi, già assegnati all’inizio della stagione, sono rigorosamente in ordine alfabetico. Per quest’anno sono: Arthur, Bertha, Cristobal, Dolly, Eduard, Fay, Gonzalo, Hanna, Isaisas,… Wilfred. In realtà ogni uragano nasce come « depressione tropicale », si evolve come « tempesta » e solo se i venti superano i 120 km/h può essere chiamato tale. Tra l’altro la denominazione varia a seconda delle regioni in cui gli uragani si formano, in Giappone sono « tifoni », nella parte settentrionale dell’Oceano Indiano sono invece chiamati « cicloni ».

Quando si parla di uragani, qui la gente si mette subito in allarme, dato che il ricordo, specialmente di Matthew, è ancora vivo. Molte persone che conosciamo hanno vissuto sulla loro pelle la forza devastante di questo uragano che nel 2016 aveva devastato buona parte di Haiti, distruggendo abitazioni, piantagioni, vie di comunicazione e pure delle spiagge che ancor oggi sono piene di alghe a causa del suo passaggio che ha cambiato l’equilibrio ecologico.

A proposito, gli uragani si formano nei mari tropicali in cui la superficie supera i 26°C creando uno strato di aria umida che genera i venti i quali, a causa della rotazione del globo terrestre, formano dei sistemi che si auto alimentano. Negli uragani più violenti, come Matthew, la velocità del vento può anche superare i 300 km/h! Gli uragani atlantici hanno origine dalle coste dell’Africa per dirigersi verso il centro/nord America, passando spesso per le isole caraibiche. Ovviamente i cambiamenti climatici stanno intensificando questi fenomeni che diventano vieppiù frequenti ed intensi.

In queste ultime settimane abbiamo sentito alcune allerte, dapprima per la tempesta tropicale Gonzalo, che però si è indebolita prima di arrivare a toccare Hispaniola, poi Hanna, arrivata fino in Texas e infine Isaias che è passata da tempesta tropicale a Uragano di categoria 2 causando danni ingenti in Repubblica Dominicana e proseguendo poi per Haiti. Infatti da ieri sera l’aria è cambiata, c’è qualcosa di diverso e, oltre alla pioggia, forti raffiche di vento si sono abbattute anche nella regione dove abitiamo, tanté che abbiamo rimandato l’utimo incontro di formazione visto che gli insegnanti si spostano solo in mototaxi.

In realtà la parte più attiva e violenta della perturbazione, sta passando più a nord per cui tiriamo un sospiro di sollievo… Nella nostra solida casa, siamo tranquilli, ma pensiamo alle baracche dei poveri, a chi un tetto non ce l’ha neppure o chi, come i pescatori di Miragoâne, vive talmente vicino al mare che un’onda di 1 metro basterebbe per fargli cadere la casa. Pensiamo anche agli animali domestici, lasciati sempre legati all’aperto senza nessuna protezione. Almeno il nostro capretto e suo fratello che già tremano dal freddo li mettiamo al riparo sotto la tettoia della casa.

Intanto noi, in piena estate tropicale, ceniamo con un bel minestrone e del te caldo!

2 pensieri su “Sfiorati da Isaias

  1. Maurizio

    Una domanda: cosa deve fare la gente quando l’uragano si avvicina? So che per esempio negli Stati Uniti certe case hanno un locale interrato (un po’ come i nostri rifugi anti atomici) dove potersi rifugiare così che la casa non ti cada addosso. Ma a vedere le foto degli uragani precedenti, ad Haiti le case vengono giù come le tessere del Domino. Come fa la gente allora a proteggersi?

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    1. Come sempre ci fai delle belle domande… per quello che abbiamo potuto vedre e sentire dalla gente, se si avvicina una tempesta / uragano una delle prime preoccupazioni è quella di legare meglio gli animali in modo da non perderli. Più o meno tutti sanno che non è consigliabile stare vicino a grossi alberi e vicino alla riva del mare. Per il resto in teoria sanno che dovrebbero rifugiarsi in un luogo sicuro, ma in realtà ce ne sono ben pochi. Il 90% delle case ha tetti di lamiera talmente sottile che basta veramente poco per scoperchiarle per cui non offrono sicuramente riparo contro un uragano. Esistono alcuni centri di protezione civile, specialmente costruiti da Caritas, ma potrebbero accogliere una parte infinitesimale della popolazione. Forse la vera paura legata agli uragani è proprio l’impossibilità di mettersi al sicuro…

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