Uscita al mare

Lo scorso fine settimana, dopo ormai sei mesi ad Haiti, ci siamo concessi una giornata al mare. Abbiamo deciso di portare con noi anche 3 ospiti del centro Salomass per far trascorrere loro una giornata di svago, visto che purtroppo non hanno praticamente mai occasione di « uscire ».

Al rendez-vous ci attendono trepidanti Modline e suo fratello Onel, disabili a seguito della poliomielite avuta da bambini, e Winny, una ragazza con ritardo mentale e difficoltà motorie, probabilmente dovute ad una complicazione durante il parto.

Dopo la prima difficoltà di far sistemare tutti in auto, lasciamo Miragoâne dirigendoci verso ovest lungo la costa. Giunti al centro Jean Paul II di Madian, centro diocesano per la formazione di giovani missionari locali sostenuto da un’organizzazione statunitense, dobbiamo affrontare la seconda difficoltà: scendere la scala che conduce alla spiaggia! Winny tenendole la mano fa da sola, ma i due fratelli devono essere portati di peso…

Io e Mery ci scambiamo qualche occhiata ansiosa mentre gestiamo i 3 giovani che a turno accompagnamo nelle caldi e trasparenti acque del mar dei Caraibi. Dopo qualche timore iniziale loro sono entusiasti e si lasciano andare. Winny sembra un cetaceo spiaggiato e ride come una matta per ogni onda che la investe. Modlin è felice di riuscire a muovere ritmicamente le sue gambette attrofizzate alleggerite dal giogo della gravità. Onel si gode il bagnoasciuga nonostante qualche problema a restare seduto a causa della sabbia, che l’acqua erode attorno a lui.

Esco dall’acqua correndo avanti e indietro per trasportarli all’ombra ed evitare di bruciarmi i piedi sulla sabbia rovente. Ci stendiamo per mangiare un panino, fare una partita a UNO e semplicemente parlare.

Scopriamo così che Modlin e Onel hanno perso la mamma da piccoli e il papà era troppo povero per curarli. Con Winny non è possibile fare un discorso complicato, ma comunque almeno per quello che riguarda il cibo, di cui è ghiotta, si fa capire benissimo!

Essere portatori di handicap ad Haiti è una vera disgrazia. La maggior parte delle persone viene tenuta chiusa in casa o abbandonata al proprio destino. Non di rado per strada si incrociano persone affette da patologie psichiatriche, che qui sono considerate « possedute », o persone mutilate per via di ferite mal curate. I più fortunati vengono trovati e accolti da associazioni private o dalle suore, perchè purtroppo lo stato non offre nessun tipo di aiuto.

Modline, Onel e Winny ormai sono con l’associazione da qualche anno e probabilmente ci resteranno a lungo. Sembrano contenti, ma certamente non fanno una gran vita anche se, grazie a Dio, hanno trovato qualcuno che si occupa di loro e li tratta con dignità.

Rifare le scale a 40°C e 80% di umidità con Onel in braccio (è piccolino, ma denso come un sasso!) mi fa sentire come il Cireneo, tanté che in cima alle scale c’è un gran crocisso.

Al rientro alla loro casa i 3 giovani sono accolti come eroi da Jean-Claude, il responsabile dell’associazione, dalla cuoca e da tutti i vicini che li conoscono bene. Per noi è stata una bellissima esperienza e, anche se siamo esausti e bruciati dal sole, ci sentiamo arricchiti nel vedere i loro volti felici. Ci tornano così alla mente le esperienze, anche se brevi, dei campi di sci o della settimana come cuochi per il gruppo di Scaut ad Ogni Costo.

3 pensieri su “Uscita al mare

  1. Maurizio

    Dite che vi siete sentiti “arricchiti nel vedere i loro volti felici”.
    Certo, perché “Il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri.”
    Non sto a ricordare chi ha scritto queste parole, solo mi convinco sempre di più come sia importante vivere con questa consapevolezza!
    Grazie come sempre per i vostri semplici racconti pieni di speranza.

    P.S. Stamattina vi ho cercato in Google Earth. Quali sono le coordinate della vostra casa?

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  2. Sandro

    Caro Seba, leggendo il racconto della giornata al mare e vedendo le fotografie mi tornano alla mente le fotografie di noi a Pren Dam a Calcutta dalle suore di Madre Tersa.
    Vostri racconti sono così “freschi” danno gioia al cuore mi auguro che siano in molti a leggerli.
    Una domanda che mi sono sempre posto di ritorno dai campi di lavoro è come sia possibile vivere le esperienze vissute anche qui a casa nostra dove le realtà sono molto diverse. Trascorsi i primi giorni dopo il rientro, o forse anche qualche settimana, ci dimentichiamo facilmente che “il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri”. I capi che lunedì partiranno per i campeggi un po’ di felicità ai ragazzi la daranno sicuramente!

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