Duro come la pietra

Tempo fa avevo scritto di lavoratori poco affidabili, ma non vorrei assolutamente dare l’impressione che ad Haiti, siano tutti così, per cui oggi vi racconto di lavoratori che invece per me sono dei veri fenomeni.

Molto vicino alla nostra casa cresceva un albero, già potato dall’uragano Metthew, al quale però non aveva ceduto. Sembrava una conifera, ma non me ne ero mai veramente interessato, fino a quando, pulendo la gronda del tetto, mi ero accorto che i suoi aghi continuavano ad intasarla impedendo di raccogliere in modo efficiente l’acqua piovana.

Per questo motivo ho proposto a Evens di tagliarlo e sostituirlo con due filari di Moringa, un albero miracoloso dalla crescita rapida, che ho prontamente seminato. Evens come sempre non mi ha detto di no, ma dopo due colpi di machete che risuonava come un diapason, ho capito che era aldilà delle nostre capacità e dei nostri mezzi.

« Possiamo chiamare un boss che taglia l’albero e poi ricava degli assi dal tronco » mi dice Evens. Sono scettico, ma mi piace l’idea di trasformare un problema in una risorsa per cui accetto e lo incarico di organizzare il tutto.

Due giorni dopo, arriva un giovane asciutto, tutto nervi e muscoli, una specie di Bruce Lee haitiano che subito ci da dentro di brutto con una sgangherata ascia. Il legno è talmente duro che la testa in metallo dell’attrezzo si storta, ma il ninja non demorde e sapientemente crea i due tagli necessari per evitare di far crollare l’albero sul tetto della casa.

Una volta a terra, divide il tronco in 3 parti, Evens con il machete taglia i rami della chioma e io… mi sento inutile e comincio ad usare un paio di forbici da giardinaggio, suscitando le risa degli altri. Poi decido di riacquistare un po’ di prestigio, mostrando che questo legno è talmente denso che non galleggia. Anche se me lo aspettavo sono impressionato e sono curioso di vedere come verranno ricavati gli assi.

Il giorno seguente arriva ancora il ninja, accompagnato da un confratello, entrambi armati con una sega di quelle che si vedono al museo della civiltà contadina di Stabio! Con dei rami tagliati al volo da un albero del vicino, ricavano il sostegno su cui posano un pezzo di tronco e poi, dopo aver tracciato delle linee, cominciano il lavoro… a mano!

Il tutto prosegue per due giorni, intervallati da uno di pausa perchè il lavoro è molto stancante. Sono felici di pranzare assieme a noi, ma fanno veloce perché vogliono terminare in tempo. Mentre lavorano a volte li sento cantare, ridono e scherzano, ma uno dopo l’altro saltano fuori degli splendidi assi.

Al termine del lavoro mi chiedono 1500 gourdes, ovvero poco più di 15 franchi. Gli do una gratifica extra perchè se la meritano davvero e mi hanno mostrato che ad Haiti c’é chi lavora davvero duramente e in modo onesto, non approfittandosi del fatto che per loro sei un ricco occidentale.

Non mi sono realmente reso conto della forza e bravura dei due artigiani fino a quando una sera, armato di segha circolare, levigatrice e pialla, ho provato a ricavare un assetto per la cucina da uno scarto del tronco. Oltre un’ora di battaglia per avere la meglio su un pezzetto di 30 cm del durissimo legno, impugnatura della sega a pezzi, carta vetrata della pialla rotta e taglio altamente impreciso!

PS: dopo una difficoltosa ricerca con Google, alla fine ho scoperto che il legno in questione non è una conifera, ma una specie del genere Casuarina originaria dell’Australia che produce delle pigne che non sono pigne. Il legno è considerato la Roll Royce per la combustione, ma dopo tanto sudore ho in mente un uso più nobile …

3 pensieri su “Duro come la pietra

  1. Mauro

    Caro Seba! Rispondo con quello che Sandro scriveva ieri nella sua mail alla Coca ricordando loro il link del vostro diario… i vostri racconti delle esperienze vissute ci riportano con la mente ed il cuore a quanto vissuto nei campi di lavoro… in questo caso quando abbiamo tagliato le assi x i banchi della scuola di Ayomè… che la forza sia con voi! Gepa

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  2. Maurizio

    È davvero commovente e divertente leggere i vostri racconti: il tronco che risuona come un diapason, il Bruce Lee haitiano, la sega che si può trovare al museo della civiltà contadina… un saper descrivere con penna brillante l’umanità della gente e i paradossi della situazione. Quando i testi poi sono accompagnati dalle immagini, ci aiutano a capire annessi e connessi. Grazie! Dal momento che oramai ci avete coinvolti nelle vostre giornate, abbiamo bisogno di conoscere qualche dettaglio ulteriore. Visto che c’è il generatore, i Titanici non avrebbero potuto usarlo? E che fine faranno le assi? E la birra? Avevano almeno un po’ di birra per dissetarsi?

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    1. Carissimi,
      siamo contenti che abbiate delle domande, a cui rispondiamo molto volentieri! In effetti abbiamo un generatore che usiamo soprattutto per pompare l’acqua dal reservoir al bidone sopraelevato. Per i lavoratori sarebbe comunque stato inutile perché la circolare che abbiamo è troppo piccola per tagliare un tronco intero… Ho iniziato a utilizzare gli scarti degli assi per fare un assetto da cucina, un crocifisso da appendere in casa, le gambe di una scaffaliera, una sedia a sdraio (in costruzione), dei fermacarta e degli appendi-attrezzi. Prevedo di fare una testiera per il letto e un tavolino, ma con mooolta calma. Per finire, i segatori non avevano birra, ma ci hanno chiesto del Grog, ovvero una bevanda artigianale a base di Rhum. Comunque per inciso ad Haiti c’è una birra « Prestige » prodotta da un birrificio di Port au Prince fondato da un belga che ha vinto alcune volte la medaglia come migliore birra del sud america, tanto che il gruppo Heineken, scocciato per la beffa, l’ha acquistata. Seconda parentesi, questa birra è molto buona perchè è fatta con il miglio…

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