Dove manca l’acqua…

Avevamo in programma di visitare una scuola di una comunità, vicino ad Anse-à-Veau, che stando al suo nome – Joly – dovrebbe essere carina. Guardando la mappa sembrava trovarsi lungo la strada nazionale, per cui ci eravamo immaginati di arrivare comodamente in un villaggio con le palme affacciate sul mare. Pensavamo di incontrare pescatori e agricoltori intenti a coltivare la fertile terra della costa.

Lungo la strada, a Petite Rivière, in barba alle misure di sicurezza anti Coronavirus, incrociamo un assembramento di persone parecchio agitate, in attesa di ricevere del cibo distribuito da Caritas e fornito dal programma alimentare mondiale PAM. Passiamo in fretta e speriamo che l’azione possa avvenire nella calma, nonostante la presenza di poliziotti in tenuta anti sommossa.

Superata la cittadina di Anse-à-Veau, Bleus, il missionario Haitiano che ci accompagna, ci indica di svoltare a sinistra, così imbocchiamo una stradina sterrata. In breve il paesaggio cambia completamente e diventa sempre più arido: solo radi cespugli, terra polverosa e rocce taglienti che mi fanno temere per la tenuta degli pneumatici.

Dopo circa 15 minuti ci sembra di essere nella savana. Le case sono poco più di capanne e la gente sembra “patita”. Finalmente arriviamo a destinazione, dove presso la capella ci attende il direttore della scuola, un simpatico giovanotto con il cappello di paglia. Il sole picchia di brutto e si respira un’aria pesante. Il paesaggio è arido, pochissimo verde e tanta polvere.

Clermont, il direttore, ci mostra la cappella, all’interno della quale fanno lezione 3 classi si scuola dell’infanzia. È pulita, pitturata, ci sono alcuni tavoli e due mezze lavagne e … basta. Ci chiediamo che attività possano fare i bambini, pensando a quello che c’è nei nostri asili. I nuovi banchi e le lavagne fabbricate dall’atelier devono essere ancora consegnati. Usciamo sul retro e vediamo il buco che la comunità ha scavato per costruire la latrina. Già l’equipe precedente si era presa questo impegno e ora siamo contenti di poterlo realizzare grazie utilizzando una parte delle donazioni dell’Azione Natalizia della CMSI.

Anche se abbiamo già sentito varie volte la storia dei bambini che arrivano a scuola senza aver mangiato, questa volta ci fa molto più impressione, forse a causa della calura, e ci rendiamo conto di quanto debba essere difficile seguire una lezione a stomaco vuoto e senza acqua. Bleus, ci dice che quando ricevono qualcosa da mangiare, qui le lezioni cambiano totalmente.

Guardando il gran tetto della cappella, proponiamo di fare una sistema per la raccolta dell’acqua piovana con un bidone / cisterna per immagazzinarla. Ovviamente sarebbe fantastico, ma come quasi per tutte le cose ci vogliono soldi. Non possiamo promettere nulla, ma ci impegneremo a trovare dei fondi, perchè qui percepiamo veramente un gran bisogno che potrebbe essere soddisfatto con una cifra modesta.

A dimostrazione della situazione di miseria, mentre stiamo ritornando, incrociamo diverse persone, dal volto triste, sedute al riparo dal sole in attesa. Fino a che non arriverà la pioggia, qui non si può fare quasi nulla, a parte produrre del carbone, usando la poca legna che si trova.

Vediamo una pompa a mano malconcia e chiediamo ad un gruppo di persone vicine se funzioni. Ci dicono che è rotta da 10 anni, ma l’acqua nel pozzo c’è! Loro per prenderla sono obbligati a spostarsi molto lontano, pagando una moto per il trasporto. Qui le misure igieniche per la prevenzione del coronavirus sembrano surreali.

Appena arrivati a casa cerco su internet Water for Life, l’associazione che ha scavato il pozzo e fatto la pompa che abbiamo visto e scrivo un email con foto e coordinate per chiedere se non possono andare a ripararla. So che non sarà facile avere una risposta, ma dopo quello che abbiamo visto ci sentiamo in dovere di fare qualcosa.

In generale, in tutte le zone di Haiti che abbiamo visitato finora, c’erano sempre grandi necessità, ma dove manca l’acqua ogni altro bisogno passa in secondo piano.

2 pensieri su “Dove manca l’acqua…

  1. Maurizio

    Leggere di bambini che vanno a scuola senza aver mangiato impressiona molto anche noi. Il piccolo e modesto digiuno del Venerdì Santo dà già allo stomaco l’occasione di brontolare, e sentire di gente che questa condizione ce l’ha tutti i giorni dà molto da pensare. Sento un forte senso di impotenza e di ingiustizia.

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  2. sandro

    Durante dieci campi di lavoro in India, Africa e America Latina non mi è mai capitato di vivere un’esperienza come quella raccontata da Mery e Seba. Ho sempre sentito parlare di bambini che non hanno niente da mangiare o bere, ma non li ho mai incontrati dal vivo anche perché dove sono stato c’erano strutture di accoglienza organizzate. Il racconto di Mery e Seba mi tocca nel profondo e mi fa vergognare perché il digiuno (ma è poi tale la rinuncia al bicchiere di vino al pasto e a qualche dolce durante la Quaresima) che ho cercato di fare è un niente rispetto alla “forzata” rinuncia all’acqua e a qualcosa da mangiare dei bambini di Anse-à-Veau. Quanta ingiustizia c’è al mondo!! e quante riflessioni ci inducono a fare questi toccanti testimonianze.

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