Il capretto che non ti aspetti

In questo periodo, tutte le persone che hanno un fazzoletto di terreno, hanno preparato la terra e seminato mais e fagioli. Contemporaneamente tutti gli animali, in particolare capre e galline, che prima vagavano liberamente, devono essere tenute legati in modo che non mangino i semi o i germogli appena spuntati.

In teoria è tutto semplice, ma qualche animale ribelle lo si trova sempre in giro, inoltre c’è l’eccezione dei cuccioli che sono lasciati liberi. Normalmente quando qualcuno trova un animale che è entrato nel proprio campo avvisa il proprietario oppure lo lega da qualche parte. La Mery è specialista in quest’ultima operazione, ma se l’animale libero è un bue, allora c’è poco da fare …

Tra i contadini, la maggior parte prende con filosofia il fatto che una bestia con poche brucate possa vanificare il lavoro di settimane, però c’è anche chi grida a gran voce la propria rabbia e chi non ci pensa due volte ad accoppare gli animali negligenti (a proposito, la legge è dalla loro parte). Ad esempio il nostro vicino, custode del municipio, aveva decimato le galline che erano sfuggite all’equipe di missionari precedente.

Mentre stavamo lavorando nell’orto, Evens mi ha fatto notare che un caprettone ci aveva fatto “visita”, livellando una parte delle giovani piantine di mais. Vabbé mi sono detto, rispunteranno e poi ce ne sono tante… “Ne ho parlato con la padrona” mi risponde invece Evens “risolverà il problema”.

Verso sera, arriva a chiamarci Dora, una bambina che abita con la nonna qua vicino. È una bambina vispa, di circa 8 anni, con tante treccine legate con mollette colorate e una faccina furba. Ha vestiti logori e non porta scarpe. La vediamo spesso che va a prendere l’acqua con un bidone giallo oppure raccoglie i baccelli delle acacie per accendere il fuoco e cucinare. Altre volte balla sul prato e purtroppo come tutti i bambini ora non può andare a scuola.

“La nonna ha preparato il capretto, venite?” ci dice, senza alcun timore. Io e Mery ci guardiamo e solo dopo qualche secondo realizziamo come l’astuta nonna ha risolto il problema: ha macellato il suo capretto che ci ha brucato il mais, e adesso vuole vendercelo. “Va bene” le rispondiamo e andiamo da lei. La nonna è indaffarata sulla porta di casa a destreggiarsi con il machete. “Non c’è anche l’altra signora bianca?” chiede, facendo riferimento a Carmen, la missionaria di Caritas che abita anche molto vicino. “La chiamo, per chiedergli se gli interessa un pezzo anche a lei”, rispondo.

Con una mossa di marketing magistrale, la nonna di Dora è così riuscita in mezza giornata a risolvere due problemi in un sol colpo e per di più al posto di mettersi in strada a vendere alla gente comune piccoli pezzi a prezzo stracciato, si è rivolta direttamente alla clientela più facoltosa facendo subito sold-out.

Tornati a casa ci trasformiamo in apprendisti macellai, e grazie a qualche nozione di anatomia e piccole esperienze pratiche, riusciamo a porzione il pranzo di Pasqua. Di solito compravamo il capretto nostrano alla mia amica Laura (Azienda Chernabò), questa volta alla nonna di Dora, entrambi sono bio e a chilometro zero.

2 pensieri su “Il capretto che non ti aspetti

  1. sandro

    Immagino che non vi aspettavate di fare Pasqua con il capretto! E’ stato più facile per voi trovarlo che non qui da noi a causa della situazione per niente bella del Covid-19.
    Buona Pasqua. Maràna tha.

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