L’infezione raggiunge Haiti

La sera del 19 marzo sono stati confermati ufficialmente i primi due casi di coronavirus ad Haiti. Anche se ce l’aspettavamo, la notizia ci ha scombussolati perché, sapendo quello che sta succedendo in patria, qui è probabile che gli effetti saranno ben peggiori.

Il governo haitiano ha reagito immediatamente annunciado la chiusura di tutte le scuole e luoghi di culto, il divieto di assembramenti di oltre 10 persone, il coprifuoco dalle 20.00 alle 5.00 di mattina, la chiusura di porti e aeroporti oltre alle già conosciute misure di precauzione.

Siamo rimasti positivamente sorpresi di queste decisioni prese in maniera rapida ed efficiente. Insomma, il Ministero della Salute Pubblica sembra essere preparato, così abbiamo letto le linee guida appositamente scritte … scoprendo che in realtà, per tutto il dipartimento dei Nippes (dove ci troviamo, ca. 300’000 abitanti) il piano del governo prevede 5 posti letto in isolamento (non di cure intense!), riesumando quelli della crisi del colera.

Evens, il nostro collaboratore tuttofare, è al corrente di tutto e ci informa che presto anche tutti i mercati chiuderanno. Così decidiamo di scendere rapidamente in città a fare qualche scorta e constatare la reazione della gente.

Lungo la strada che porta a Miragoane inizialmente ci sembra tutto come sempre, con tanta gente sui bordi delle strade, ma notiamo anche che diversi moto-tassisti indossano una mascherina e non si vedono giovani scolari in uniforme.

Per prima cosa entro in banca, stranamente non c’é coda e sono il primo ad attendere. Un signore arriva dopo di me e si mette a 2 metri di dstanza, poi però ne arriva un altro che lo supera e si infila in mezzo … Allo sportello l’impiegato che mi serve starnutisce alla grande, mi preoccupo, ma poi capisco che è solo colpa dell’aria condizionata troppo forte.

Passiamo alla Natcom per acquistare la ricarica del telefono. Entro nel negozio, sto per avvicinarmi al bancone, ma il securino mi fa cenno di sedermi vicino alla porta. L’impiegata a 4 m mi chiede cosa voglio e lui fa da tramite … cavolo come l’hanno presa sul serio, penso!

Nel nostro deposito di fiducia, ovvero un negozio-container per gli acquisti all’ingrosso e più buon mercato, facciamo rifornimeto di farina, riso, pasta, zucchero in grandi sacchi. L’olio qui si compra a galloni. Qui non notiamo niente di particolare a parte la contentezza della gerente per il sostanzioso acquisto che le abbiamo appena fatto.

Passiamo al Mini-Market, ciò che più assomiglia ad un negazio a cui siamo abituati, ma che qui è accessibile solo per i ricchi. Di solito ci sono poche persone, oggi invece c’è più gente che come noi sembra stia facendo scorte. Prendiamo qualche pacco di caffe e latte in polvere (quello fresco è introvabile). In sottofondo sentiamo una canzone in creolo sul coronavirus e cosa fare per evitarlo.

Infine, al mercato, affolato di gente come sempre, le venditrici, che ormai ci conoscono, ci accolgono felici. Non ci addentriamo troppo acquistiamo rapidamente qualche frutto e vedura. Si respira un’aria strana, difficile dire perché, ma non é come al solito.

Torniamo a casa per festeggiare Evens. Oggi è il suo compleanno e desiderava mangiare una pizza, così la prepariamo assieme a Vivian che non sapeva cosa fosse. Intanto le squilla il telefono: è un messaggio registrato del ministro della salute che spiega le misure di precauzione ai cittadini.

Cerchiamo di mantenere un clima di festa, ma inevitabilmente parliamo del Coronavirus e di cosa farà la gente comune che a differenza di noi non può fare scorte e smettere di lavorare. Improvvisamente diventano seri e ci dicono: « Faremo come sempre, abbiamo già avuto il colera, della gente morirà, si vedrà… »

Il nostro vicino di casa lavora per il Dipartimento della Salute pubblica. Gli chiediamo dettagli sul piano da mettere in atto nella regione, rassegnato ci risponde: « Non c’è niente di organizzato, l’unica cosa che faremo è spiegare alla gente le misure di prevenzione. Il centro per l’isolamento dei malati? No, non è ancora pronto, inoltre dovessero arrivare dei casi dovremmo spostare il nostro ufficio … Il governo però ci ha regalato questo! » e mi mostra un flaconcino di disinfettante per mani.

Maquis, un giovane maestro di Paillant, normalmente sempre allegro, ci dice sconsolato che questo anno scolastico è sfortunato, da ottobre a dicembre 2019 la sospensione a causa del blocco del paese, ora nuovamente per il coronavirus. Gli raccontiamo che anche da noi gli scolari sono a casa, ma sorridendo ci dice che qui non è possibile fare attività con il computer da casa …

È bello sentire come in Svizzera la crisi stia facendo sorgere una ritrovata solidarietà tra le persone, qui invece tra la gente comune si avverte un certo fatalismo e sfiducia.

Vista la chiusura delle scuole, anche i nostri programmi per il progetto dovranno essere adattati. Cercheremo, nel limite del possibile e sempre restando in sicurezza, di dare una mano alla comunità e accompagnarla.

Un pensiero su “L’infezione raggiunge Haiti

  1. mauro bianchetto

    CARISSIMI,
    VEDO CHE LA SITUAZIONE È VERAMENTE PARTICOLARE…
    QUI È SURREALE!
    SICURAMENTE AVETE VISTO ANCHE QUELLO CHE SUCCEDE IN ITALIA
    NOI SIAMO DUE SETTIMANE IN RITARDO RISPETTO A LORO E IL RESTO DELL’EUROPA È TRE SETTIMANE IN RITARDO RISPETTO A NOI
    OGNI NAZIONE PRENDE MISURE DIFFERENTI E ANCHE CONTRADDITTORIE AL SUO INTERNO … NON C’È NESSUNA REGIA EUROPEA!
    VISTA LA SITUAZIONE, NON CI ASPETTIAMO MIGLIORAMENTI NEL BREVE E MEDIO PERIODO
    QUI È PIÙ FACILE FARE IL LAVORO DA CASA RISPETTO CHE AD HAITI… E ANCHE LE SCUOLE STANNO ORGANIZZANDO… MA NON PENSO CHE RICOMINCERANNO QUEST’ANNO! VEDREMO!
    I NOSTRI 28 CANTIERI SONO CHIUSI GIÀ DAL 17 MARZO E IN UFFICIO SIMAO RIMASTI IN POCHI. ANCHE NOI CI SIAMO ORGANIZZATI CON IL TELELAVORO. DEVO DIRE CHE LA COSA FUNZIONA BENE.
    SI, C’È TANTA SOLIDARIETÀ E LA GENTE SI ORGANIZZA. MA CI È VOLUTO UN PO’ PRIMA CHE TUTTI CAPISSERO LA SITUAZIONE. BISOGNA DIRE CHE ANCHE LE AUTORITÀ HANNO PRESO SOTTO GAMBA LA COSA ALL’INIZIO. SOPRATTUTTO LA QUESTIONE DI CHI SI SAREBBE EFFETTIVAMENTE AMMALATO E CHI NO. NON ERA BEN CHIARA NEMMENO LA QUESTIONE DEGLI ASINTOMATICI. E POI, SU TUTTO, SEMPRE I SOLDI! IERI SERA, C’ERA IL PRESIDENTE DEGLI INDUSTRIALI SVIZZERI CHE DICEVA CHE LA DECISIONE DEL TICINO DI CHIUDERE PROPRIO TUTTO ( APARTE LE ATTIVITÀ ASSOLUTAMENTE NECESSARIE) ERA ILLEGALE… MA IN SVIZZERA INTERNA NON HANNO ANCORA CAPITO BENE LA COSA… QUANDO TOCCHERÀ ANCHE A LORO, FORSE CAMBIERANNO IDEA.
    VOI STATE ATTENTI ! NON CI SONO GLI OSPEDALI COME IN TICINO E LI LE CONDIZIONI GENERALI SONO GIÀ PRECARIE IN CASO NORMALE.
    UN GRANDE ABBRACCIO, MAURO

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