Fammi una fotocopia

Per le attività di formazione abbiamo la necessità di fare delle fotocopie per cui, dato che in città è pieno di “papeterie”, entriamo in una che si trova sulla strada. In pratica è una stanzetta piena di materiale in cui si trovano 4 persone che in apparenza sono molto indaffarate.

“Vorremmo fare delle fotocopie, quanto costa?” “Sono 2.5 gourdes a pagina” ci rispondono dopo essersi consultati tra di loro. Chiediamo allora di fare 10 copie di un fascicolo sulla salute per i direttori. Il commesso al posto di andare alla fotocopiatrice comincia a strusare con un cavo per farlo passare all’esterno… cosa starà facendo? “Devo collegare la fotocopiatrice al generatore che si trova fuori!”.

Vorremmo le coppie recto-verso in modo da avere meno pagine, ma per spiegare questo concetto ci vuole più del previsto… io sto già perdendo la pazienza per cui rimane Mery a spiegare con il suo creolo, decisamente migliore del mio, cosa intende.

Quando finalmente il concetto è passato, il commesso si mette a fare le copie… con una lentezza indicibile. Inoltre non fa 10 copie di ogni foglio, ma ripassa per 10 volte tutto il fascicolo!

Per distrarmi osservo gli altri impiegati e noto che la maggior parte del loro lavoro consiste nel scrivere a computer dei foglietti che portano i clienti: si tratta di lettere di presentazione, compiti della scuola, curricula. Un po’ come degli scribi 2.0, fanno quello che la gente comune non può fare a casa, perché non ha un computer e tantomeno una stampante.

Dato che dobbiamo attendere, e vedo che ci sono altre fotocopiatrici inutilizzate, mi azzardo a chiedere se è possibile anche stampare un file che ho su una chiavetta USB. “Certo, ma in questo caso sono 25 gourdes a copia!” “Ma come, l’apparecchio che stampa è lo stesso?!” Mi mostrano che per questi lavori usano invece una stampantella a getto di inchiostro di quelle che normalmente abbiamo a casa. “Non si può connettere la fotocopiatrice al computer?” dico mostrando la presa per la connessione. “Va bene” mi dice il capo “però mi spieghi come si fa e installi sui nostri computer il software necessario”. Stupefatto, accetto l’offerta e mi segno il modello della stampante su un foglietto, così come il prezzo di tutti gli articoli che potrebbero servirci per la formazione.

Dopo quasi un’ora (!!!) le copie sono finalmente pronte e noi siamo esauriti. Chiediamo di pagare, ma il totale non corrisponde al prezzo che avevano concordato ;-( Usiamo la calcolatrice del commesso per cercare di farci capire, ma il cambio tra il gourdes e il fantomatico dollaro haitiano, manda in corto il povero ragazzo, per cui subentra il collega ancora fresco.

Un comportamento ricorrente che ho notato in varie situazioni è che qui mentre stai dialogando con un commesso, una venditrice, l’impiegato della banca o chicchessia, senza nessun ritegno altri si intromettono con le loro richieste… come volevasi dimostrare, mentre stiamo per pagare, si intromette una ragazza che vuole una copia della carta di identità, e siamo costretti ad aspettare ancora.

Arrivati a casa guardiamo le copie e tutte sembrano tagliate in basso, in effetti notiamo che i fogli sembrano più corti… certo qua non usano il formato A4, ma quello americano!

Morale della favola: se devi fare delle fotocopie prenditi il tempo e tanta pazienza!

4 pensieri su “Fammi una fotocopia

  1. Cia

    Ciao Mery e Seba,
    è bello leggere il vostro blog e sapere che state bene, soprattutto in questo momento particolare che stiamo vivendo! I vostri racconti di vita quotidiani ci permettono di pensare a un’altra realtà, che sembra ancora più lontana, e di staccare la testa da un argomento che attualmente prende in mano qualsiasi conversazione “virtuale”: il coronavirus.
    Leggere infatti della vostra pazienza per poter ottenere delle fotocopie di alcuni documenti per la formazione ci fa sorridere e anche un po’ rassicurare, poiché da noi docenti e scout si stanno reinventando per proporre attività a distanza senza l’utilizzo di carta stampata. Anche la Tre Pini si è resa ancora più tecnologica, social e pronta al servizio per essere #distantemavicina ai nostri attivi e alla popolazione. A questo proposito ne approfitto per mandarvi un caro saluto scout virtuale da parte di tutta la sezione!

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  2. Sandro

    Carissimi Mery e Seba,
    leggendo il vostro blog ritorno con la mente, ma non solo, ai campi di lavoro che ho avuto la fortuna di vivere con capi e rover della sezione. Quante situazioni uguali alle vostre: la Beatrix School di Puri in India, il centro nutrizionale di Rutongo in Rwanda, la chiesa-centro sociale di Sant’Antonio di Kera’y in Paraguay, la scuola di Ayomé-Todjj in Togo in sostituzione dei tre apatam, la famiglia accampata sulla Bose Road davanti all’Hôtel Circular di Calcutta (ricordi Seba la tua avventura a Prem Dan il secondo giorno del campo?), la cisterna di Nordestina e l’impianto d’irrigazione di Valadares. I vostri racconti mi emozionano e mi fanno rivivere momenti di campo che porto nel cuore come tesori preziosi. Se non vedi e non vivi certe situazioni non le puoi capire appieno perché non ti entrano dentro. I nostri (dei partecipanti ai campi di lavoro) sono state esperienze brevi mentre la vostra “avventura missionaria” sarà più lunga, quindi più impegnativa e certamente più arricchente. Continuate a scrivere questo vostro diario dal quale traspare l’amore che state spendendo per i poveri di Haiti. Santa Teresa di Calcutta ha scritto che il frutto dell’amore è il servizio (titolo del diario di Calcutta) e il frutto del servizio è la pace. Quanto bisogno di pace abbiamo bisogno oggi nel mondo! E speriamo che il Coronavirus non arrivi a fare disastri come li sta facendo qui da noi.
    Un abbraccio con affetto e simpatia.

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    1. Caro Sandro, grazie per il sostegno e il bel messaggio. Ci fa piacere che i nostri racconti rievochino ricordi di altre avventure. In questo momento che anche in Svizzera e nel resto del mondo si sta vivendo un momento di difficoltà ci sembra di essere tutti più vicini!

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